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Palazzo Bellini, pregevole esempio di architettura neoclassica, fu realizzato su progetto dell’architetto Stefano Ignazio Melchioni, alla fine del XVIII secolo per volere della famiglia Bellini, allora proprietaria dello stabile.
L’edificio si affaccia sul lato occidentale della bella piazza Martiri della Libertà e come di consuetudine per i palazzi nobili dell’epoca, esso è strutturato attorno al cortile d’onore, porticato su due lati.
L’androne, accessibile dai portici della piazza, consentiva alle carrozze l’ingresso e la sosta al coperto e sulle pareti laterali, nelle nicchie, presenta due trompe-l’oeil raffiguranti due statue femminili; altri trompe-l’oeil si trovano sulle pareti dello scalone balaustrato e decorato con motivi a ghirlande attraverso il quale si raggiunge il piano nobile.
Il Comune di Oleggio attualmente utilizza alcune delle magnifiche sale affrescate del piano nobile per mostre d’arte ed eventi culturali che si possono fregiare di una magnifica cornice: le decorazioni a stucco e i dipinti delle sale sono stati realizzati da mani diverse tra il XVIII e il XIX secolo.
Tra i più importanti vanno ricordati lo stesso Melchioni, il pittore piacentino G.B. Ercole e il decoratore oleggese Giovanni Cominoli. Particolarmente rilevante è la decorazione della volta con stucchi e affresco della sala detta del “Ratto di Deianira”.
Il soggetto raffigurato infatti rappresenta l’antico mito rivisitato in chiave neoclassica e descrive il momento in cui Deianira, dopo aver sposato Ercole e aver intrapreso un viaggio verso la Tracia, si trovò con lui a dover attraversare il fiume Eveno.
Il traghettatore era il centauro Nesso, mezzo uomo e mezzo cavallo. Nesso si offrì di aiutare la donna a guadare il fiume ma in realtà la rapì.
Ercole è colto nell’attimo in cui, per liberarla, scaglia contro Nesso una freccia avvelenata. Il mito prosegue poi con il dono di una goccia del suo sangue che il centauro morente offre a Deianira.
L’innamorata venne convinta che quel sangue l’avrebbe aiutata a conservare per sempre l’amore di Ercole, così, ignara dell’inganno di Nesso, tempo dopo, cospargendolo su una veste di Ercole, provocò involontariamente la morte dell’amato marito.
Notevole anche la “Sala di Enea e Didone”, dal ciclo di dipinti che decorano le pareti e raffigurano le seguenti scene virgiliane: Fuga di Enea da Troia in fiamme con il padre Anchise e il figlio Ascanio; Incontro tra Enea e Didone a Cartagine; Enea e Didone nella grotta; Il suicidio di Didone.