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IL PIRIN E IL CARNEVALE OLEGGESE

La maschera carnascialesca del folklore popolare oleggese è il Pirin ad Sant Dunà, accompagnato dai figli, Sctivit e Sctivinit, e dalla moglie Majn.

Il Pirin - Foto d'epocaNella prima metà del Novecento il Pirin, già presente nella tradizione orale locale e a suo tempo rinato grazie all’ingegno e all’estro del decoratore e poeta dialettale Pinela, trova una degna moglie grazie all’intervento fantasioso di Enzio Julitta, importante scrittore e appassionato conoscitore delle cose di Oleggio.

Pirin è un contadino della vallata del Ticino assai furbo e astuto che, stanco delle continue angherie perpetrate ai danni della povera gente delle campagne oleggesi da Bernabò Visconti, decide di intervenire uccidendo il despota e riportando la pace e la serenità.

Siamo nel XIV secolo, Oleggio è nelle mani dei Visconti di Milano e qui Bernabò ama trascorrere lunghi periodi dedicandosi alla sua passione preferita: la caccia nei boschi della vallata.

La leggenda vuole che il crudele Bernabò possedesse più di cinquemila cani e che, non bastando più la parte del castello in cui gli animali venivano allevati e custoditi, tuttora nota come “Motto dei cani”, li desse in affidamento ai contadini affinché li crescessero belli pasciuti e sani.

Anche al Pirin capitò il compito di accudire qualche bestia, cosa che lo esasperò a tal punto da chiedere alla moglie di preparare dei dolcetti avvelenati da offrire al malvagio signore. Si trattava dei famosi Tapitt, “dolci grossi come un bottone di cappotto fatti di niente: un po’ di farina bianca, zucchero e acqua”, per una ricetta che ancora oggi si usa nel periodo del carnevale.

Il furbacchione si recò così “a la cà di chen” ossia alla casa dei cani – detto ancora oggi dagli anziani per significare “alla malaparata, nella peggiore delle ipotesi” – per mettere in atto il suo piano. Bernabò, rivelatosi tutt’altro che stupido, fece assaggiare i dolci ai suoi cani, che naturalmente morirono.

Il Pirin finì dritto dritto nelle segrete del castello e avrebbe fatto senz’altro una brutta fine se non fosse intervenuto il Marchese del Monferrato con la sua Compagnia Bianca liberando lui dalla prigione e tutti gli oleggesi dallo strapotere dei Visconti, che però, vistisi sconfitti, preferirono lasciarsi alle spalle terra letteralmente bruciata. Incendiarono infatti gran parte del borgo prima di darsela a gambe.

Da allora il Pirin è diventato un vero e proprio eroe della tradizione oleggese. Il logo del carnevale, ideato dal Cav. Luigi Malacrida nel 1957, lo mostra mentre dialoga con l’altro simbolo della città: il campanile di piazza, noto anche come Torre dei Bagliotti.

L’esordio del Pirin in carne e ossa avvenne il 6 febbraio del 1951; memorabile fu la conclusione del suo primo discorso agli oleggesi: “Viva Vlesc! Vlesc e peu pieu!”.

Da allora ad Oleggio si dedicano al Carnevale tre domeniche consecutive durante le quali sfilano per le vie del paese carri allegorici, per anni secondi solo a quelli di Viareggio, bande musicali e gruppi in maschera provenienti dall’Italia e dall’estero.

Tutti gli anni, la mattina della prima domenica di Carnevale, il Sindaco cede le chiavi della città e con esse tutti i poteri al Pirin ad Sant Dunà che sino al martedì grasso avrà il compito di rendere allegri e spensierati i suoi compaesani.

In quell’occasione il Pirin, ottenuti i poteri sulla città, si reca in piazza Martiri dove tiene il tradizionale discorso satirico in dialetto: è quella l’occasione per canzonare le autorità locali e commentare sagacemente gli eventi dell’anno appena trascorso.

Il periodo dei festeggiamenti si conclude tradizionalmente con il “Bruciamento del Carnevale” la sera del cosiddetto martedì grasso, quando il Pirin dà lettura del suo testamento.

I bambini sono sempre stati al centro della manifestazione oleggese, esclusivamente a loro infatti è dedicato il pomeriggio del Giovedì grasso, quando corrono e animano le vie del centro ripetendo ad ogni negozio la formula “Mignà Mignà Chiculin”: bastano infatti le prime parole della vecchia filastrocca perchè i commercianti offrano loro dolcetti, caramelle e piccoli doni.

Da alcuni anni nel corso della “settimana grassa” il Comune, in collaborazione con le associazioni del territorio, organizza il “Baby Carnivè” offrendo una serie di spettacoli, feste e animazioni ai bambini che, in maschera, si divertono tra coriandoli e stelle filanti.