LA PROCESSIONE DEL VENERDI' SANTO

La sentita e sempre molto partecipata funzione oleggese venne citata dal Vescovo Bescapè già alla fine del XVI secolo e le carte d’archivio ci dicono che nel 1751 fu promossa da una delle più antiche confraternite oleggesi, quella dell’Annunciata.

La processione solenne, che fino alle nuove direttive del Concilio Vaticano II aveva luogo di Giovedì, ripercorre la Passione e la Morte di Gesù inscenando un vero e proprio corteo funebre, che rappresenta il trasporto al sepolcro del Cristo morto accompagnato dalla Vergine Addolorata e dal compianto delle pie donne.

Nel caso di Oleggio, il sepolcro è individuato nella chiesa barocca di Santa Maria, dalla quale provengono il simulacro del Cristo Morto e quello della Beata Vergine Addolorata portati in Processione per le vie del centro storico e poi ricollocati alla fine della cerimonia.

Fino al Settecento lo svolgimento della grandiosa Processione oleggese prevedeva anche la cerimonia della Deposizione drammatica di Cristo dalla croce, seguita dal sermone.

L’urna contenente la scultura dipinta del Cristo morto, con le braccia snodabili, usata nel Settecento a quello scopo, è tuttora conservata nella Chiesa Parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo.

Con le disposizioni di Federico II “Il Grande”, figura centrale del cosiddetto dispotismo illuminato, molti degli apparati barocchi e delle forme rituali fastose o estreme come la flagellazione furono soppressi.

Oggi la Processione, accompagnata nel suo percorso dalla Banda Filarmonica, è rappresentata da un corteo composto da più di centocinquanta persone che, oltre ai simulacri, recano il crocifisso proveniente dalla Confraternita di Santa Croce, la suggestiva Croce grande fatta oscillare dai sei “giudei”, la Sacra Sindone, i trentatré “misteri” con gli strumenti della Passione e le torce processionali.